Alex Haley: da Malcolm X a Radici

by • 24/03/2012 • Knowledge is Power, RubricheComments (0)276

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L’ultima volta ci eravamo occupati di Iceberg Slim, il secondo autore nero più venduto di sempre. Oggi, doverosamente, ci occupiamo del primo, ovvero Alex Haley, anche lui immenso ispiratore di tutta la letteratura afroamericana che seguì e citatissimo anche dall’hip hop. Due sono i motivi, o meglio, le opere, che hanno trasformato Haley in un grande della letteratura. Primo: l’autobiografia di Malcolm X che, seppure sia appunto un’autobiografia, è stata in realtà scritta proprio da lui, al termine di oltre 50 lunghe interviste con il diretto interessato. Secondo: il capolavoro Radici, la prima vera saga familiare afroamericana.

Alex Haley nasce nel 1921, in una situazione davvero privilegiata per l’epoca; suo padre, infatti, è uno dei pochissimi professori universitari neri degli Stati Uniti. Crescendo, quindi, ha la possibilità di studiare e di iscriversi al college, che però decide di abbandonare, arruolandosi in marina. Proprio sotto le armi scopre la sua passione per la scrittura, perché arrotonda la paga scrivendo lettere d’amore su commissione per i compagni di reggimento. Dopo la seconda guerra mondiale, inizia a lavorare come giornalista per Playboy (negli anni ’60 le tette erano una componente quasi marginale della rivista), dove si occupa di intervistare i grandi personaggi della nascente cultura e società afroamericana: Miles Davis, Sammy Davis Jr, Martin Luther King, Muhammad Ali, Quincy Jones.

Intervista anche Malcolm X, e visto che è uno dei pochi che riesce a scalfire la corazza di formalismo dell’allora portavoce della Nation of Islam, quando si tratta di trovare un giornalista che aiuti il leader nero a scrivere la sua autobiografia, la scelta ricade automaticamente su di lui. All’inizio è un disastro: non fa che parlare del fondatore della Nation of Islam, Elijah Muhammad, ma non vuole raccontare niente di sé. Si esprime per slogan radicali, e addirittura li scarabocchia su un foglio mentre ne parla, per poi cestinarli al termine delle interviste. Saranno proprio questi scarabocchi recuperati dalla spazzatura ad aiutare Haley a comprenderne la logica: man mano che le sue convinzioni politiche cambiano e si ammorbidiscono, infatti, cambiano anche i motti che scrive e butta via. Carpendo i suoi pensieri da queste poche frasi, come racconta Haley nella postfazione, riesce a fargli le domande giuste e a convincerlo ad aprirsi. E infatti sarà lui stesso a raccontare al giornalista e ai lettori la rottura dei rapporti con l’ormai oltranzista Nation of Islam, la conversione all’Islam sunnita e il tentativo di superare le precedenti posizioni razziste. Poco dopo la fine della prima stesura, però, Malcolm X viene ucciso da quella stessa organizzazione che aveva contribuito a rendere grande. Toccherà sempre ad Haley raccontare l’ultimissimo capitolo della sua vita, nella celebre appendice all’autobiografia.

Il secondo, incredibile contribuito di Haley alla letteratura è Radici, un’impresa quasi disperata. I neri americani discendono quasi tutti dagli schiavi, e per loro è impossibile ricostruire la storia della propria famiglia andando indietro per generazioni. O almeno, lo sembrava fino a quando il nostro eroe non decise di provarci. Scavando tra antichi archivi, documenti e racconti tramandati di padre in figlio, Haley riesce infatti a risalire fino al suo primo antenato schiavo, Kunta Kinte, rapito in Gambia e poi tradotto in America su una nave negriera. Kunta Kinte diventerà il protagonista del romanzo, che ne racconta la storia dalla sua infanzia in Africa arrivando fino ai suoi nipoti schiavi nelle piantagioni di cotone. In un mix di fantasia e accurata ricostruzione storica (l’autore fece un lungo viaggio in Gambia per visitare l’antico villaggio del suo antenato e raccoglierne la tradizione orale), il libro dà speranza a tutte quelle minoranze che pensavano che non avrebbero mai potuto ricostruire le proprie origini. Nonostante le numerose polemiche, tra cui un’accusa di plagio che fu successivamente provata, il libro diventa un successo planetario e Haley decide di scrivere anche un seguito, inedito in Italia: Queen, che riprende le fila del discorso parlando delle generazioni più giovani della famiglia. Non farà però in tempo a completarlo a causa di una malattia terminale: sarà ultimato dal ghostwriter David Stevens, a cui l’autore originale lasciò 700 pagine di appunti e dettagliatissime istruzioni.

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