La fabbrica dei negri: un romanzo di Gil Scott-Heron

by • 14/04/2012 • Knowledge is Power, RubricheComments (0)273

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Per parlare di libri questa volta cominciamo parlando di musica. In particolare di Take Care, singolo di Drake con la collaborazione di Rihanna: non tutti sanno che si tratta di una cover e che l’originale, I’ll take care of you, è del geniale e compianto Gil Scott-Heron (anche se il primo a cantarla era stato Bobby ‘Blue’ Bland). Un paio di anni prima di morire Gil aveva pubblicato un album modernissimo, I’m new here, dopo un’assenza sulle scene durata oltre vent’anni. Un album talmente contemporaneo che Jamie XX, la mente geniale di The XX, ha deciso di remixarlo interamente e di farne una nuova versione con la benedizione di Gil, creando il meraviglioso We’re new here: la copia-carbone di Drake arriva proprio da lì.

Tutto questo per introdurre Gil Scott-Heron, un genio senza tempo che ancora oggi ha molto da raccontarci: è stato cantante, autore, poeta e, anche se non molti lo sanno, anche romanziere. Parlare del suo immenso contributo alla musica e alla cultura afroamericana è impossibile, a meno di non voler scrivere un vero e proprio trattato. Classe 1949, figlio di una cantante di opera e di un calciatore (entrambi squattrinati), fin da giovane era uno scrittore talmente eccezionale che aveva vinto una borsa di studio per poter sviluppare il suo talento letterario in uno dei licei privati più prestigiosi di New York. Successivamente la sua vena stilistica si è orientata soprattutto verso la musica e la composizione di opere in spoken word (anche se non ha disdegnato neanche la poesia, pubblicando diverse raccolte), ma l’amore per la letteratura è rimasto – basti pensare che ha conseguito un master in scrittura creativa alla John Hopkins University. I suoi due romanzi, The vulture e The nigger Factory, sono stati accolti molto bene dalla critica; il secondo è stato tradotto anche in Italia e pubblicato da Shake all’inizio degli anni ’00 con il titolo La fabbrica de negri. Mai più ristampato, si recupera ancora abbastanza facilmente, in alcuni negozi selezionati (a Milano, ad esempio, da Serendeepity) o sul web.

Il tema è interessante e poco trattato, ed è un vero e proprio affresco di un’epoca: la storia è infatti ambientata negli anni ’70 all’interno di una università riservata agli afroamericani. I protagonisti sono gli studenti, o meglio, i vari gruppuscoli politici in cui militano, in lotta per ottenere potere nel consiglio d’ateneo e riformare così l’istruzione nera, dando il proprio contributo al movimento per i diritti civili. Come molti ben sanno, però, ai tempi le posizioni in merito erano molto variegate: black panther contro seguaci di Martin Luther King, affiliati alla Nation of Islam contro estremisti, cristiani battisti contro laici puri, integrazionisti contro separatisti. Difficilissimo capirci qualcosa, come è evidente dalla lettura del romanzo, molto complesso e articolato. Lo stile di Gil Scott-Heron è lo stesso che adotta nelle sue canzoni: poche spiegazioni per contestualizzare i fenomeni, ma ampio spazio ai personaggi e al loro punto di vista, con lunghi dialoghi e soggettive. Per chi non ha una conoscenza approfondita di quel periodo storico e di quel movimento (ovvero più o meno tutti noi) è una lettura a tratti piuttosto complicata. Ma l’affresco è talmente vivido che ne vale senz’altro la pena. Particolarmente consigliato ai fan di Gil, i vecchi e i nuovi: impossibile non innamorarsi della sua scrittura anche in prosa.

La fabbrica dei negri
di Gil Scott-Heron
euro 8,80

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